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1月9日

a song that fits me these days

 
 
A un passo dal possibile
A un passo da te

 
Paura di decidere
Paura di me

Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio c'è

un senso di te

 

- ELISA, Eppure sentire (un senso di te) -


1月3日

Mi sembra doveroso diffondere queste parole...

 
“Molte canzoni possono accompagnare la nostra vita, ma solo poche obbligano ad accendersi una sigaretta, a tirarla a lungo, come a soffocare un taglio con un’altra lama, e riempire così un vuoto nel petto.
 
Quella è la musica di cui voglio occuparmi. La musica che, nella sua bellezza, non fa stare tranquilli. Chiede qualcosa di più alla vita, apre nell’anima un senso di incompiutezza, come se la vita non fosse abbastanza, come se le fosse sfuggito l’essenziale. Fa intravedere qualcosa che si desidera al punto di soffrire, che ci ha lasciato orfani per sempre. Qualcosa sentito dai grandi che l’hanno trovato, la nostalgia di un abbraccio, come a consolazione dell’assenza che ne sarebbe venuta.
 
Così ho iniziato.
 
Per avvicinare la vita a quello che avrebbe dovuto essere.
 
La musica immaginata cambia la geografia, fa mancare il resto…fa aggrappare al volante e urlare estatici nella notte, fa dire “andiamo, andiamo…”, fa sentire la paura, e chi è capace di sentirla è grande come chi è capace di dare amore. Le parole possono servire, possono contare. Una voce può essere una stagione, la luna un invito e la strada un’invocazione.
La poesia sono le parole che ti conquistano, quelle che hanno un’epica, un mondo dietro di sè. Quello a cui ci si è sottratti per poterne scrivere. Così dovrebbe essere.
 
Suonare è un’altra cosa.
 
Lo sentii dire ad un vecchio violinista cubano: “La musica me riconfuerta”. La musica risolleva oppure fa impazzire la gente. E’ la compagna del cammino, come quei canetti cirnechi di strada che ti seguono e, quando sei già in difficoltà, quelli si attaccano pure ai pantaloni con i denti. Non puoi dire di esserne il padrone, si limitano a non lasciarti in pace, a non perderti di vista, a non lasciarti da solo.
 
Così è.
 
Ci sono poche cose che salvano, cose molto interiori, che quando uno ha perso si sente davvero perduto.
 
Credo che la musica renda fortunati. E’ un modo di riavere indietro quello che mettiamo nella vita”.

Vinicio Capossela, “Niente canzoni d’amore” 2006